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Aggiornamenti regolamento europeo droni: come capire quali nuove regole si applicano al tuo modello

📅 19 Agosto 2026✍️ di Gabriele Silvani⏱️ 5 min di lettura

Stai guardando il tuo drone nel cassetto e ti chiedi se può ancora volare legalmente. Oppure pensi di acquistarne uno nuovo ma non sai quale modello scegliere in base alle regole che cambiano continuamente. Il regolamento europeo sui droni si è evoluto significativamente negli ultimi mesi, e capire quali norme si applicano al tuo specifico modello non è più facoltativo: è una questione di conformità legale.

Come chi ha testato per anni i sistemi di trasmissione dei piccoli UAV domestici, vi dico che la maggior parte dei piloti italiani non sa esattamente in quale categoria rientra il proprio drone secondo le normative europee. Questo crea rischi concreti: sanzioni amministrative, ritiro del dispositivo, o peggio ancora, incidenti dovuti a un volo non autorizzato in zone protette.

Facciamo chiarezza su come orientarvi in questa giungla normativa, uno step alla volta.

Le categorie di droni secondo il nuovo regolamento

Il Regolamento EASA (Agenzia dell’Unione Europea per la Sicurezza Aerea) ha introdotto tre macro-categorie che determinano dove e come potete volare: Open, Specific e Certified.

La categoria Open è quella che riguarda la maggior parte dei piloti dilettanti. Include droni leggeri, generalmente fino a 25 kg, che volete usare in aree non densamente popolate. Qui dovete rispettare distanze minime dalle persone, seguire il vostro drone con gli occhi (VLOS) e rimanere sotto i 120 metri di altitudine in quasi tutti i casi.

Se il vostro modello pesa più di 25 kg, o volete volare in zone più critiche, entrate nella categoria Specific. Qui serve un’autorizzazione preliminare da parte dell’ente regolatore nazionale – in Italia l’ENAC. Non è una semplice registrazione: dovete presentare un’analisi del rischio e dimostrare che avete misure di sicurezza adeguate.

La categoria Certified riguarda droni industriali pesanti o uso commerciale intensivo. Qui parliamo di certificazione vera, quasi come per gli aerei. Non è il vostro caso, probabilmente, ma sapere che esiste vi aiuta a capire lo spettro completo.

Come individuare il peso e la classe del tuo modello

Il primo dato che dovete conoscere è il peso massimo al decollo. Non quello teorico, ma il peso effettivo con batteria e accessori caricati.

Nel regolamento europeo, i droni sono divisi in classi in base al peso e alle capacità: C0 (sotto 250 grammi), C1, C2, C3, C4. Ogni classe ha regole specifiche sulla velocità massima, sul campo visivo operativo, e sui sistemi di sicurezza richiesti.

Se il vostro drone pesa meno di 250 grammi, siete fortunati: rientra in C0 e ha meno restrizioni. Ma attenzione: non tutti gli accorgimenti costruttivi vengono annunciati dai produttori. Leggete bene la documentazione tecnica o fate una pesata diretta se dubitate.

Trovate queste informazioni nel manuale del drone, sulla scatola, o direttamente sul sito del produttore nella sezione “specifiche tecniche”. Se il vostro modello è datato, cercate la versione PDF del manuale online.

Gli obblighi registrativi e i documenti necessari

Se il vostro drone rientra in Open (e nella stragrande maggioranza dei casi è così), dovete comunque registrarvi. In Italia lo fate tramite il sito dell’ENAC: è gratuito, richiede pochi dati personali e una foto digitale del drone.

La registrazione vi assegna un numero di identificazione univoco. Questo numero deve essere fisicamente riportato sul drone – tramite etichetta o iscrizione visibile – prima di ogni volo.

Oltre alla registrazione, dovete possedere l’attestato di pilota remoto. Non è una patente tradizionale: potete ottenerla completando un corso online riconosciuto (alcune piattaforme le offrono anche gratuitamente) e superando un test a crocette su normative, meteorologia di base e procedure di sicurezza.

Se vi state chiedendo se è davvero necessario, la risposta è sì. I controlli della Guardia di Finanza e della Polizia Locale si stanno intensificando, specialmente vicino agli aeroporti e nelle città.

Le zone di restrizione e gli appalti territoriali

Anche se il vostro drone è regolarmente iscritto e voi avete l’attestato, non potete volare ovunque. Ogni regione, ogni comune, ha zone in cui il volo è vietato o sottoposto ad autorizzazione speciale.

Le NOTAM (Notice to Airmen) sono avvisi che indicano zone temporaneamente interdette. Prima di ogni volo, consultate la mappa interattiva dell’ENAC o app dedicate come AirMap per verificare se la vostra zona di volo è libera.

Le aree critiche sono: aeroporti e spazi aerei controllati, zone abitate densamente, strade, ospedali, impianti nucleari, carceri. Anche sorvolate un parco pubblico con cautela: molti comuni hanno emanato ordinanze locali che vietano i droni in spazi pubblici.

Gli errori più comuni che i piloti commettono

Il primo errore è sottovalutare il peso del drone al decollo. Aggiungete la batteria di ricambio, la memoria SD, l’ND filter, e spesso scoprite di aver superato di poco il limite di categoria. Una differenza di 50 grammi può cambiarvi completamente il quadro normativo.

Il secondo è presumere che registrazione sia sufficiente. Non basta. Dovete conoscere le zone vietate della vostra area, dovreste completare un corso base di sicurezza (anche autodidatta) e pianificare il volo considerando le condizioni meteo e la presenza di ostacoli terrestri.

Il terzo, gravissimo, è volare vicino ad aree sensibili credendo di non essere scoperti. I droni lasciano tracce digitali, le trasmissioni wireless possono essere intercettate, e ormai anche i comuni hanno sistemi di rilevamento degli UAV.

La presa di posizione: cosa fare adesso

Se fossi al vostro posto, inizierei subito. Nel giro di 30 minuti potete registrare il drone, consultare la mappa delle zone vietate della vostra città e scaricare l’attestato gratuito di pilota remoto. Un’ora di lavoro amministrativo vi mette completamente in regola.

Se state pensando di acquistare un drone nuovo, scegliete modelli nella classe C0 (sotto 250 grammi) se volete il massimo della libertà operativa. Se invece volete qualcosa di più potente, chiarite in anticipo con l’ENAC se il vostro caso rientra in Specific e quali autorizzazioni anticipate vi servono.

Checklist operativa finale

  • Pesate il vostro drone al decollo con batteria e accessori
  • Registratevi sul portale ENAC (gratuito)
  • Applicate il numero di identificazione sul drone
  • Completate il corso per attestato di pilota remoto
  • Consultate la mappa ENAC per zone vietate
  • Scaricate un’app per le NOTAM (AirMap, DJI Fly)
  • Verificate le ordinanze locali del vostro comune
  • Prima di ogni volo, controllate il meteo e la linea di vista
  • Conservate copia digitale dell’attestato nel telefono

Gabriele Silvani

Specialista in sicurezza informatica, Gabriele ha integrato esperienze di analisi reti wireless con test su droni commerciali. Ha simulato attacchi ai sistemi di trasmissione di piccoli UAV domestici, scrivendo resoconti pratici.

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