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Come funziona la funzione Return to Home nei droni? L’errore che rischia di farti perdere il dispositivo

📅 11 Agosto 2026✍️ di Letizia Salani⏱️ 6 min di lettura

Il rientro automatico è una delle funzioni più utilizzate dai piloti di droni ricreativi e professionali, ma anche una delle più fraintese. Non è un “pilota automatico” infallibile: si basa su sensori con tolleranze specifiche e su impostazioni che il pilota deve conoscere. L’errore più comune riguarda l’altitudine di ritorno, impostata in modo incoerente con l’ambiente operativo, con conseguenze potenzialmente gravi. L’autrice, impegnata in progetti di rilievo 3D con sensori LiDAR su multirotori, ha visto come una corretta preparazione faccia la differenza tra un recupero pulito e un ammaraggio forzato.

Che cos’è il Return to Home e quando si attiva

Il Return to Home (RTH) è una procedura automatica che comanda al drone di rientrare a un punto predefinito (Home Point) e atterrare o rimanere in hovering in prossimità. Il punto casa viene tipicamente fissato alla partenza, usando il posizionamento satellitare GNSS. Alcuni modelli consentono un “Home dinamico” legato alla posizione del radiocomando o del dispositivo mobile, utile quando il pilota si sposta.

Le attivazioni più comuni sono tre: comando manuale del pilota; batteria bassa, calcolata in funzione di distanza, quota e vento stimato; perdita del link radio o del segnale del controllo remoto (failsafe). La logica standard prevede una salita all’altitudine RTH impostata, una tratta orizzontale verso il punto casa e una discesa controllata con atterraggio o sospensione in volo per conferma.

Modalità di RTH a confronto

Modalità Trigger Percorso tipico Punti di forza Limiti
RTH manuale Comando del pilota Salita a quota RTH → rientro → discesa Controllo decisionale al pilota Richiede consapevolezza ambientale
RTH per batteria bassa Soglia energetica calcolata Ottimizzato per autonomia residua Riduce rischio di atterraggio forzato lontano Stime conservative, sensibile al vento improvviso
RTH failsafe Perdita link radio/telemetria Comportamento preimpostato (rientro/hover/atterraggio) Recupero in assenza di controllo Scelte preflight critiche; dipende da quota RTH

I sensori e gli algoritmi che lo rendono possibile

Il posizionamento orizzontale si basa su ricevitori multi-costellazione (GPS, Galileo, Glonass, BeiDou). In scenari aperti, l’accuratezza tipica è 1–3 m; in “canyon” urbani il multipath può degradare oltre i 5 m. Sistemi RTK (Real-Time Kinematic) riducono l’errore a centimetri, ma non sono la dotazione standard sui droni consumer.

L’orientamento deriva dalla bussola (magnetometro) e dall’unità inerziale (IMU: giroscopi e accelerometri). Interferenze magnetiche vicino a travi d’acciaio, veicoli o linee elettriche possono causare deviazioni iniziali di rotta al momento del rientro. L’altitudine usata per la quota RTH è calcolata principalmente dal barometro, con un errore che può oscillare tra ±0,5 e ±2 m a seconda di temperatura e turbolenza.

I sistemi di visione o sensori a tempo di volo (ToF) assistono in decollo/atterraggio e, nei modelli più avanzati, nella navigazione con evitamento ostacoli. Tuttavia, l’ostacolo non rilevato lateralmente o posteriormente resta una causa di incidenti durante il rientro, specie con il vento in coda e in modalità sportive che disattivano parte delle protezioni.

L’errore critico che fa perdere il drone: altitudine RTH errata

Impostare una quota RTH troppo bassa espone al rischio di collisione con edifici, alberi, cavi o creste. In città, dove i tetti possono superare i 50–70 m AGL (Above Ground Level), un’impostazione standard di 30 m è insufficiente. Nelle vallate alpine, colline e boschi ad alto fusto la riserva verticale deve essere maggiore.

Al contrario, una quota RTH eccessivamente alta aumenta il consumo. La salita è energivora: su un multirotore da 1 kg, salire da 30 m a 120 m può richiedere 10–20% di batteria in più, a seconda del rateo (2–5 m/s) e del vento. Se al rientro si incontra vento frontale, il sistema può stimare atterraggio forzato prima di casa o effettuare un autoland in un’area non idonea.

La regola pratica è parametrica: identificare l’ostacolo più alto nell’intorno operativo e aggiungere un margine di 30–50 m, restando entro i limiti legali e dell’autonomia. In aree sconosciute, conviene una ricognizione iniziale a bassa quota e l’aggiornamento della quota RTH prima di allontanarsi.

Esempio: in centro urbano con tetti a 65 m e antenne a 80 m, impostare 120 m può essere legale ma inefficiente; 110–115 m, se consentito, offre margine con minore costo energetico. In ambiente rurale con alberi a 25 m e linee aeree a 35 m, una quota di 70–80 m è spesso adeguata.

Altri scenari a rischio e come prevenirli

Home Point errato o non aggiornato. Decollare prima di avere un fix stabile e confermato può impostare un punto casa impreciso. Spostandosi dopo il decollo, il rientro potrebbe dirigersi a decine di metri dal pilota. Se disponibile, usare l’Home dinamico associato al radiocomando quando ci si muove a piedi.

Decollo da imbarcazioni o piattaforme mobili. Un RTH verso un punto che nel frattempo si è allontanato porta a un ammaraggio. In questi casi, meglio configurare il failsafe su “hover” o “atterraggio controllato” e mantenere quota di sicurezza, pronti a riprendere il controllo manuale.

Interferenze magnetiche al decollo. Partire da superfici metalliche o vicino a veicoli può falsare la bussola. È preferibile decollare su terreno non ferromagnetico e verificare lo stato dei sensori. Se il sistema richiede calibrazione, effettuarla lontano da strutture metalliche.

Ostacoli non mappati in RTH. Non tutti i droni dispongono di evitamento 360°. Durante il rientro, alcuni sensori frontali sono efficaci, ma quelli laterali o posteriori potrebbero non essere attivi. Volare in vicinanza di cavi, funi o rami sottili richiede impostare una quota RTH superiore e mantenere VLOS (Visual Line of Sight).

Impostazioni consigliate e checklist pre-volo

  • Verificare che l’Home Point sia stato registrato e annunciato dal sistema; se possibile, usare Home dinamico quando il pilota si sposta.
  • Impostare la quota RTH in base all’ostacolo più alto nell’area + 30–50 m, rispettando i limiti locali di quota massima.
  • Controllare la modalità failsafe: rientro, hover o atterraggio. Scegliere in funzione dell’ambiente (urbano, acqua, spazi ristretti).
  • Verificare lo stato dei sensori: bussola senza allarmi, IMU e barometro stabili, fix GNSS con numero di satelliti sufficiente e HDOP/PDOP nella norma.
  • Considerare il vento: un vento frontale di 8–10 m/s può ridurre drasticamente la ground speed in rientro. Adeguare distanza massima e quota RTH.
  • Abilitare l’evitamento ostacoli durante RTH, se disponibile, e conoscere le direzioni coperte dai sensori.
  • Eseguire un test RTH a breve distanza per validare comportamento e pendenza di discesa, soprattutto dopo aggiornamenti firmware.
  • Tenere aggiornate mappe e database di geocontenimento e conoscere eventuali limitazioni in CTR o zone soggette a NOTAM.

Normativa, limiti di quota e responsabilità del pilota

Nella categoria “aperta” in Europa, la quota massima generale è 120 m AGL, salvo deroghe locali. Impostare una quota RTH che superi tale limite può essere contrario alle regole e non garantire comunque maggiore sicurezza. Il quadro normativo di riferimento è il Regolamento (UE) 2019/947, che attribuisce al pilota la responsabilità di gestire le condizioni operative e di assicurare che il volo avvenga in sicurezza.

L’automatismo di rientro è un ausilio, non una delega. Restano obbligatori il mantenimento del VLOS, la valutazione preventiva del rischio ambientale e la capacità di intervenire manualmente. In operazioni specifiche o in scenari con popolazione coinvolta, procedure e quote devono essere dettagliate nel manuale delle operazioni e rispettate con disciplina.

Conclusione operativa

La funzione di rientro è tanto efficace quanto le informazioni che riceve e le impostazioni che la orientano. L’errore di quota RTH è spesso la causa primaria di incidenti in rientro, perché combina collisioni e consumo energetico imprevisto. Un approccio metodico — scelta della quota basata sull’ambiente, verifica dei sensori, valutazione del vento e test a corto raggio — massimizza le probabilità di recupero. L’esperienza sul campo con rilievi 3D conferma che la precisione nelle impostazioni è la migliore assicurazione per riportare il velivolo a casa in modo prevedibile.

Letizia Salani

Letizia si è appassionata ai droni dopo aver visto un mapping aereo di una città d’arte. Ha collaborato con enti locali per analisi 3D di monumenti tramite sensori LiDAR montati su droni multirotore.

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